A volte abbiamo tutti gli ingredienti necessari per realizzare un piatto favoloso, eppure il risultato ci delude; altre volte, invece, non seguire alla lettera la ricetta originale ci porta alla scoperta di sapori incredibili e unici. Nel mondo dell’arte non esistono regole precise, ma per aver successo e realizzare i propri sogni bisogna avere la capacità e la forza di mixare ingredienti unici senza temere di “sbagliare” o di non “seguire” la ricetta originale.

La storia che vi andiamo a raccontare è quella di Eleonora Gambula, illustratrice ed esperta di animazione, nata e cresciuta nel Sulcis Iglesiente. Per comprenderla bisogna considerare le sue sfumature di originalità, sommate a un pizzico di imprevedibilità, senza dimenticare la sua innata creatività.

Ho studiato illustrazione e animazione presso l’Istituto Europeo di Design di Milano dove ha vissuto per i successivi 8 anni, lamentandomi continuamente. Sarei voluta nascere in America negli anni ’50 e avrei voluto essere l’assistente di Bruce Bickford.

Segni particolari? Alcuni aspetti di Eleonora sembrano davvero bizzarri.

Bevo la birra mischiata con la lemon soda e non mi taglio i capelli da 3 anni.

Eleonora è un’artista nell’anima e infatti si descrive come una persona complessa e in continuo movimento.

Sono una persona spontanea e curiosa, impulsiva, che ha fatto un sacco di cazzate. Sicuramente sempre alla ricerca di novità, oserei dire quasi tormentata dalle novità.

Per Eleonora è più facile spiegare il suo lavoro ai bambini. Il mondo degli adulti non sempre riesce a osservare il lavoro artistico con gli occhi della mente ben spalancati.

Spiegare ai bambini quello che faccio è facilissimo, conquisto subito la loro stima e rispetto dicendo frasi tipo: “Sai che io faccio il lavoro più bello del mondo? Io faccio i cartoni animati!”.

Ho avuto più difficoltà con alcuni adulti invece: molte volte mi è capitato di avere conversazioni tipo “ma tu di cosa ti occupi?” “Prevalentemente di animazione”. E allora mi dicono: “Ah bello! Nei villaggi turistici ci sarà da divertirsi!” oppure “Ma è fantastico! allora ti chiamo per fare i palloncini alla festa di mio figlio”.

In realtà, il lavoro di Eleonora è ben più articolato, ben più complesso.

In un modo poetico e romantico, mi piace soffermarmi sul fatto che chi è animatore impara e studia come dare un’anima a qualcosa che invece è artificioso, inventato, inesistente. Fa accadere eventi improbabili e totalmente fantasiosi. È un processo magico in cui puoi fare tutto quello che vuoi, sfidando le leggi della fisica, della gravità… e della propria pazienza!

 

L’attenzione per i dettagli e i particolari è indispensabile; ovviamente, non deve mai mancare la fantasia, perché soltanto in questo modo Eleonora riesce a tramutare la realtà in magia.

Nel mio lavoro è importante essere attenti a quello che ti passa sotto gli occhi: qualsiasi oggetto, materiale o scarto può diventare il vestito di scena di un personaggio o il pavimento di una scenografia.

Il desiderio di creare nasce nella mente di Eleonora senza alcuna forzatura. La sua fonte di ispirazione è il mondo intero, non una persona o una particolare corrente artistica; la ricchezza della vita è l’elemento indispensabile che le permette di creare le sue opere.

Se hai un’inclinazione artistica, sei abbastanza curioso e sei nel “periodo buono”, qualsiasi cosa ti ispira. Delle volte può bastare un film, leggere una scritta su un muro, una chiacchierata con un amico. Altre volte bisogna fare ricerca e gli artisti diventano quasi un mezzo per arrivare dove vuoi tu, guardando il loro lavoro e il loro approccio alla materia o all’argomento. Io mi faccio guidare totalmente e a poco a poco concretizzo ciò che voglio dire io, con l’aiuto di chi lo ha già fatto prima di me e nel suo modo.

Mondi onirici e grotteschi

Abbiamo chiesto a Eleonora di parlarci del suo progetto più riuscito, ma ci siamo subito resi conto che è come chiedere a un genitore di scegliere un solo figlio tra tutti.

Difficile fare figli e figliastri, sono affezionata a tutti in modo differente. Però se me lo chiedi ti rispondo, in modo obiettivo, lo spot per i componibili Kartell, perché credo sia funzionale: presenta il prodotto in tutte le sue varianti e caratteristiche, è semplice e strappa sempre un sorriso a chi lo mostro.

Invece in modo oggettivo il cortometraggio realizzato per il documentario su Alessandro Mendini, Volevo essere Walt Disney, perché è stato un viaggio nel suo mondo a 360 gradi. Abbiamo avuto il piacere di conoscerlo, di ascoltare le sue storie e di lavorare nel suo atelier, di utilizzare i suoi oggetti di design originali e di creare una storia totalmente nostra.

Eleonora non si definisce un’artista, a cui preferisce il termine artigiana.

Ho difficoltà a definirmi artista, in realtà storco in naso ogni volta che sento qualcuno autoproclamarsi “artista”. Credo sia un appellativo che deve dare chi conosce il tuo lavoro e riconosce in quello che fai, sensibilità, passione e talento. Preferisco definirmi con termini più modesti come artigiana, creativa, disegnatrice, racconta storie o non so, dimmelo tu!

Un momento importante della storia artistica di Eleonora è dato dal sodalizio Era Ora-Ivana Gloria.

Era Ora-Ivana Gloria sono quelle che una volta hanno fatto credere a una giornalista di essere due ingegnere aerospaziali. Ora, più sobriamente, ci definiamo compagne di merenda.

Quando ci siamo conosciute per la realizzazione della tesi in stop-motion, abbiamo consolidato un rapporto che è durato nel tempo, che ci ha permesso di lavorare fianco a fianco nelle condizioni più disparate: abbiamo lavorato tra le galline, nei boschi, da qualche parte a New York, abbiamo dormito e lavorato in una scuola elementare, in un casale sperduto nel cuore della Toscana. Ci siamo fotografate in situazioni strampalate e, per anni, scambiate il viso. Qualcuno a proposito ci ha paragonate a Gilbert e George.

Abbiamo sempre lavorato insieme ad ogni fase del lavoro: dal brainstorming alla stesura di una sceneggiatura, dalla regia alla produzione e logistica, dall’animazione al montaggio fino al doppiaggio. Ci siamo divertite in modo professionale.

Eleonora ha ripreso a disegnare relativamente da poco, perché sentiva la necessità di lavorare a qualcosa di suo che la rappresentasse.

Avevo la necessità di sentirmi indipendente e di riprendere a fare quello che più mi piaceva fare. Quando le illustrazioni sono commissionate, cerco di avere un approccio più obiettivo e funzionale alla richiesta. Quando lavoro a progetti personali rappresento il mio mondo onirico, a tratti grottesco ma sicuramente molto personale e intimo.

Progetti futuri? Sistemare una faccenda che ricorre da circa tre anni.

Ho tanti progetti, tanti come sempre, e molto diversi tra loro. Uno dei primi? Tagliarmi i capelli.

Dopo tanti anni fuori casa, anche per lei è arrivato il momenti di rientrare nella nostra bella isola, fermarsi, respirare e lasciarsi ispirare dalla nostra “flemmatica” Sardegna.

Avevo bisogno di fermarmi un attimo per capire dove stessi andando. Ho sempre pensato che sarei tornata prima o poi a casa, non credo sia una scelta definitiva ma per ora ho deciso con molta fatica (perché la maggior parte delle mie collaborazioni sono oltremare) di fermarmi ancora un po’. Odiavo non sentirmi più a casa.
La Sardegna, con la sua vita lenta, è l’ideale per concentrarmi sulle cose che realmente mi interessano, senza avere distrazioni. Apprezzo tanto chi ha deciso di tornare e lavora da qui. Credo sia una scelta coraggiosa, una ricchezza per il territorio.

Per realizzare i propri sogni serve tanta creatività, senza però dimenticare che non sarà mai abbastanza. Ma come Eleonora ci insegna, nello scatolone magico non possono mancare costanza, organizzazione, intraprendenza e tanta, tanta pazienza. Se avete gli ingredienti, non abbiate paura di sbagliare la ricetta.

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